Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa cosa significhi far parte della nostra famiglia. Lucrezia è entrata nella Nottolini da piccolissima, è cresciuta con questo scudetto sul petto e, dopo aver consumato il parquet da giocatrice, tre anni fa ha deciso di mettere la sua esperienza e il suo talento al servizio delle più giovani.
Anche quest'anno sarà al fianco di Coach Beppe Mataluna come seconda allenatrice per i gruppi del settore giovanile. Giovane, preparata e con una passione contagiosa: Lucrezia è la dimostrazione vivente di cosa significa crescere in questa società.
Ascoltiamo le sue parole
-Sei cresciuta con i colori della Nottolini addosso fin da piccolissima: com'è stato passare dal campo alla panchina e cosa si prova oggi a trasmettere la tua stessa passione alle giovani atlete? La Nottolini, ormai da quando ho 6 anni è per me una vera e propria famiglia. Passare dal campo alla panchina è stata una sfida, un cambio di prospettiva: è un modo diverso di vivere la pallavolo, ma comunque molto bello. La cosa più bella è proprio poter trasmettere la mia passione alle ragazze in palestra, dare tutto ciò che la pallavolo ha dato a me in questi 15 anni da giocatrice.
-È il terzo anno consecutivo che lavori a stretto contatto con Coach Beppe: qual è l'insegnamento più grande che hai rubato da lui finora e come vi dividete i compiti in palestra? Beppe sicuramente mi ha insegnato molto dal punto di vista tecnico, grazie al suo grande bagaglio e alla sua grande esperienza, ma non solo: affiancandolo ho capito che allenare non significa insegnare solo ed esclusivamente la tecnica. Bisogna imparare a conoscere ogni ragazza, capire come più valorizzarla e come spronarla a dare il meglio, aiutandola a migliorare, perché ognuna è diversa. In palestra è lui a dirigere l’allenamento, ad impostarlo, mentre io lo affianco e cerco di essere d’aiuto soprattutto nelle correzioni: osservo le ragazze e intervengo quando serve. Per me è anche un modo per imparare a gestire una squadra e farmi esperienza.